INTERVISTA RILASCIATA AL PORTALE ARTFAQ.IT
Domanda d’obbligo: come si è avvicinato alla fotografia?
Quando ero studente al liceo di Siena, percorrevo più volte in un anno la campagna bellissima della Val d’Orcia. A seconda della stagione e della luce, i colori dei campi cambiavano ed il mix di colori, luci e forme delle dolci ondulazioni, creavano incanti sempre nuovi. Avrei voluto raccogliere la bellezza contenuta in quei paesaggi, trattenere per sempre quei momenti. Se fossi stato capace di dipingere penso che avrei provato con la pittura. Qui, penso, è nata la mia passione per la fotografia.
Ci sono dei fotografi che lei considera suoi maestri? In cosa l’hanno influenzata?
Riguardo ai fotografi che mi hanno ispirato, mi sento di citare sicuramente Weston, per la sua purezza estetica, per la ricerca formale, per la capacità di trovare bellezza in ogni cosa. Ernst Haas nel colore. E’ stato il primo grande fotografo a sapersi esprimere pienamente col colore. Dotato di una sensibilità e di una eleganza rare. Accanto a lui metterei l amico-maestro Jay Maisel. Lui ha ispirati sicuramente una generazione di fotografi coloristi. La sua carriera è lunghissima e la sua voglia di fotografare è ancora enorme. Tra gli italiani per affinità l’ amico Franco Fontana: lui nel paesaggio ha creato il suo stile. Ma la sua ricerca è andata ben oltre il paesaggio. Di Mario Giacomelli mi piace lo stile asciutto, rigoroso, essenziale. Era un uomo che lavorava per anni sui suoi progetti. Entrava in sintonia con i soggetti che fotografava, amava il dialogo, la profondità nel rapporto. Non era solo un fotografo, era un poeta ed un uomo semplice. Ma dovrei citarne tanti altri……
Lei è stato ed è fotoreporter per riviste prestigiose, photoeditor ed editore in proprio nel settore turistico. Queste esperienze hanno influenzato il suo approccio all’attività più strettamente artistica?
La nostra vita è un cumulo di esperienze ed in questo senso tutto si intreccia. La sensibilità che ho acquisito facendo un certo tipo di lavoro me la porto dietro sempre. Per rispondere a questa domanda, direi che prima è nata l esigenza di “catturare “ immagini per il mio piacere personale, per soddisfare una mia specifica esigenza e poi con il tempo ho saputo adattare la mia “abilità” fotografica a lavori e scopi diversi.
Quale ritiene sia la differenza fondamentale tra il fotogiornalismo e la ricerca artistica attraverso l’uso della tecnica fotografica?
Sono due settori e due approcci differenti. Nascono con esigenze diverse ed il fotografo parte da questo presupposto. Il fotogiornalismo è testimonianza di una realtà esistente e nonostante il fotografo interagisca e registri quella realtà con la propria sensibilità e capacità narrativa, il “documento” deve essere chiaro, comunicativo, informativo. Nella ricerca artistica, invece non c è limite alla creatività, all uso del mezzo fotografico e agli interventi successivi. La foto risponde solo all esigenza creativa ed espressiva di chi l ha prodotta. Qui non si riproduce semplicemente il soggetto, ma lo si ricrea in una dimensione totalmente nuova: la nostra.
Lei viaggia per lavoro in tutto il mondo. L’occhio con il quale fotografa i diversi luoghi cambia in funzione del soggetto, oppure i suoi scatti riflettono tutti una sua personale poetica?
In ogni luogo al mondo ci sono tante “variabili” da combinare: gente, luci, colori, condizioni di tempo, situazione emotiva, tradizioni secolari da considerare, e così via… In queste situazioni cerco di percepire, secondo la mia visione personale il soggetto, concentrandomi su di esso. Così mi guardo attorno e valuto l ambiente, le luci, le ombre, la gente, il movimento , i colori……e comincio a selezionare mentalmente. La foto che ne esce è una “sintesi” di questo processo…..
Lei è photoeditor del portale Terra di Toscana , regione dove è nato e vive tuttora. Una terra tra le più note e fotografate del mondo: è ancora possibile raccontarla per immagini senza cadere nel luogo comune?
C’è sempre spazio alla creatività e all interpretazione personale. Oggi poi, che il gusto del grande pubblico si è evoluto, è possibile proporre foto dal taglio e dai contenuti nuovi. Basta pensare all utilizzo dei programmi di elaborazione delle immagini, all uso creativo del movimento, del fuori fuoco, del colore , del taglio immagine, delle focali estreme e così via…. Insomma c’è e ci sarà sempre spazio per le nuove generazioni di fotografi che vogliono reinterpretare luoghi, situazioni, paesaggi o architetture già note.
Lei è uno dei più importanti collaboratori dell’Agenzia fotogiornalistica Grazia Neri di Milano. Quale pensa sia oggi il ruolo della fotografia nella comunicazione globale? Com’è cambiato rispetto ai tempi dei grandi come Robert Capa?
L’utilizzo delle immagini è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi 10/15 anni soprattutto con l avvento di internet. Anche le riviste danno sempre più spazio, sia come numero che come dimensione alle foto. Talvolta i servizi sono solo fotografie con l aggiunta di ampie didascalie preparate dallo staff di redazione che per questo deve avere sempre più un buon livello di preparazione. Una volta i fotografi erano forse più a contatto diretto con le riviste. Oggi quasi tutto il mercato della fotografia passa attraverso le Agenzie. Ovunque è estremamente facile acquistare e pubblicare immagini, qualunque sia l autore. In un mondo così veloce e dinamico la cosa più importante per un fotografo è essere presente e ben visibile.
Quale direzione prenderà in futuro la sua ricerca artistica?
E’ difficile rispondere con certezza alla domanda. Non fotografo esclusivamente paesaggi e natura, anche se questi rappresentano diciamo il mio “primo amore” oltre che un filone importante di ricerca. Da tanto tempo il mio interesse si è allargato ad altri temi: architetture, ritratti, ricerca nel colore, nudo….E man mano che sono andato avanti in queste direzioni ho trovato un legame, un unità di fondo nei vari temi affrontati….e per questo sono sempre stimolato verso nuovi progetti.
La mostra all’Hotel Hilton di Milano può essere considerata un’efficace sintesi della sua carriera?
La mostra dell Hilton di Milano rappresenta, per la qualità dei supporti e dei materiali nonché la dimensione delle stampe, eseguite da Epson con l ultima generazione di stampanti, carte ed inchiostri Ultra K3, una specie di “traguardo momentaneo” del mio lavoro sul paesaggio. Non ha le dimensioni della grande personale agli Scavi Scaligeri di Verona nel 2003, ma è sicuramente rappresentativa, visto la cura e l’ attenzione con cui è stata preparata ed allestita dalla mia agenzia Grazia Neri e da me, del mio modo di interpretare il colore nel paesaggio. |
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