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blondie1 BLONDIE
Una storia a lieto fine ma non troppo
 
Il 9 agosto 2006 il piccolo aeroplano del Kenya Wildlife Service atterra su una delle polverose e quasi invisibili piste d’atterraggio che costellano il confine tra Kenya e Somalia.
Ad attenderlo a terra è il ranger responsabile del distretto di Garissa, e lo scopo della missione è trasportare a Nairobi un passeggero di riguardo:
blondie2 una giovane leonessa in pessime condizioni di salute, catturata e tenuta prigioniera in quella desolata regione, probabilmente per essere venduta come animale da compagnia, a qualcuno dei “nuovi ricchi” della nazione somala.
Grazie ad alcune indiscrezioni ricevute, una squadra di ranger kenyoti è intervenuta sottraendo l’animale al suo tragico destino. Purtroppo il cucciolo aveva già subito le atroci mutilazioni che abitualmente vengono inflitte a questo genere di animali per renderli inoffensivi: i canini erano stati brutalmente estirpati.
Dopo le cure preliminari, la leonessa è stata narcotizzata e trasportata via aerea all’Orphanage di Nairobi, centro di assistenza dove vengono accolti e curati tutti i giovani animali selvatici trovati in difficoltà.
Per meglio comprendere l’enormità delle crudeltà inflitte all’animale dai suoi carcerieri è utile avvalersi della testimonianza diretta di David Mascall, che assiste la leonessa fin dal suo arrivo a Nairobi.
“Blondie”, (battezzata così grazie al colore del suo mantello particolarmente chiaro), racconta David con voce che non nasconde la rabbia, “ ha reagito al mio primo approccio ringhiando in atteggiamento sottomesso come un cane che sia stato bastonato.
Parte del volto, degli zigomi, e del naso era privo di peli, così come la coda ed i fianchi, chiaro segno che è stata rinchiusa in una piccola gabbia per lungo tempo. Confortante però il fatto che si dimostrasse insolitamente tranquilla, nonostante fosse ovviamente in stato confusionale.
Dopo pochi giorni ha accettato la mia presenza permettendo addirittura che mi sedessi vicino a lei, cosa che mi ha aiutato ad esaminare finalmente con attenzione le sue ferite. Quasi tutti gli artigli delle zampe anteriori erano spezzati, come se qualcuno avesse tentato di rimuoverli con un paio di pinze. I canini superiori ed inferiori rotti o mancanti, evidente risultato di un crudele tentativo di estrazione. Sfortunatamente si trattava già della dentizione principale, e si tratta quindi di un danno permanente.
Nonostante tutte le sofferenze subite, Blondie gradisce la mia vicinanza, è docile e prevedibile negli atteggiamenti, anche se comprensibilmente non gradisce essere toccata.
E’ inconcepibile come qualcuno possa essere così spietatamente crudele verso questi animali, e posso solo immaginare che i suoi catturatori credessero che fosse sufficiente privarla dei denti e degli artigli per renderla inoffensiva. Ma sono sicuro che anche in queste condizioni, prima o poi, avrebbe gravemente ferito o ucciso qualcuno, e di conseguenza sarebbe stata uccisa a sua volta nella maniera più brutale immaginabile.”
Attualmente Blondie è in buona salute, e viene amorevolmente e professionalmente accudita dagli esperti dell’Orphanage di Nairobi.
Una storia a lieto fine? Non proprio.
Blondie, leonessa, e fiero simbolo della fauna africana, è stata condannata per sempre ad una vita meschina dietro le sbarre, da un manipolo di bracconieri senza scrupoli che per i soliti “trenta denari” non esitano ad uccidere o catturare, pur di soddisfare i desideri malsani della bestia più pericolosa: l’uomo.
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