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| in Diretta dal Kenya |
| di Paolo Torchio e Magalì Manconi |
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ELEFANTI IN TRASFERTA |
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Pioggia
e fango bloccano la seconda fase del più grande trasferimento
di elefanti della storia.
Niente da fare purtroppo per la squadra speciale di cattura
e trasferimento del Kenya Wildlife Service, che dopo aver a
lungo lottato contro le avverse condizioni meteorologiche ,
ed aver comunque trasferito con successo ben 75 elefanti, ha
dovuto arrendersi al fango e rimandare il completamento delle
operazioni al termine della stagione delle “piccole piogge”. Le inaspettate torrenziali piogge
monsoniche hanno infatti reso impraticabile la foresta pluviale
delle Shimba Hills , habitat ideale per centinaia di elefanti
che ne popolano le alture , rendendo ancora più pericoloso,
per uomini ed animali, un lavoro di per sé già
ad altissimo rischio.
L’obiettivo della Fase 2 era il trasferimento dei rimanenti
250 capi (dei 400 totali previsti), dal santuario costiero di
Mwaluganje, vicino a Mombasa, al Parco Nazionale Tsavo, in una
località poco abitata circa 350 chilometri più
a Nord.
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La fase 1, felicemente completata nell’ottobre
dell’anno scorso, con il trasferimento di 150 elefanti,
ha utilizzato efficacemente nuove tecnologie mai sperimentate
precedentemente in Kenya, rendendo possibile per la prima volta
una forma di “lavoro a catena” che, utilizzando
gru mobili, e veloci mezzi di trasporto, ha mantenuto un’elevatissima
media giornaliera di trasferimenti.
Lo scopo di questo titanico e difficile lavoro è di sfoltire
la sovrabbondante popolazione di pachidermi nelle aree densamente
abitate, riducendo così l’inevitabile conflitto
tra uomo e animali che sempre di più affligge il continente
africano. Il costosissimo progetto può essere considerato
una coraggiosa alternativa al tradizionale sistema di sfoltimento
tramite “pallottola”, sicuramente più economico,
ma difficilmente conciliabile con un moderno spirito di conservazione.
Ora
si attende il ritorno del bel tempo per concludere l’operazione
di trasferimento, che verrà immediatamente seguita da
un’accurata azione di controllo delle nascite , tramite
tecniche anticoncezionali già sperimentate in Sudafrica,
con lo scopo di mantenere a livelli gestibili la crescita della
popolazione di elefanti del santuario, e con la speranza di
instaurare così una tregua duratura tra uomini ed animali. |
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