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| Attraverso l'Obbiettivo |
| di Guido Bissattini |
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ALBA TRAGICA |
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Maasai Mara, Kenya, ore 8 e 30 del mattino: avvistiamo due leonesse su un piccolo cumulo di terra, probabilmente un termitaio. Una è seduta di vedetta, l’altra dorme un sonno pesantissimo, nemmeno il rumore del Toyota che arriva nei pressi ne disturba il profondo sonno. La luce non è più bellissima come se le avessimo trovate anche solo un’ora prima, quando eravamo già fuori dal campo da un pezzo, comunque è ancora interessante.
La leonessa sveglia ora è scesa dal suo punto di osservazione e ci si è sdraiata dietro, abbandonandosi pesantemente, con l’atteggiamento tipico di questi grandi felini, su di un fianco. Ora dormono tutt’e due, e noi che siamo in piedi dalle cinque e mezza faremmo volentieri altrettanto, ma non siamo andati fino in Africa per dormire, quindi ce ne stiamo ben svegli, pronti a cogliere ogni situazione. Il tempo passa, le due leonesse sembrano essere tutto fuorché prossime a fare qualcosa di dinamico, continuano a dormire. Col passare dei minuti, la luce si fa meno bella, ma è ancora sempre valida, se solo succedesse qualcosa! Stiamo per abbandonare il campo, da tanto i felini dormono profondamente; in lontananza, almeno duecento metri, una famigliola di facoceri, due adulti e tre piccoli, pascola tranquillamente senza curarsi delle leonesse, che probabilmente non hanno nemmeno visto, intenti nella loro colazione. |
Ecco, a proposito di colazione, la leonessa sul cocuzzolo, quella che sembrava non dovesse svegliarsi nemmeno con le cannonate, ora si è alzata, è seduta sul piccolo rialzo di terra e guarda con attenzione i facoceri. Sono passati solo alcuni istanti da quando si è svegliata ed è già attivissima, attenta, pronta a scattare, di certo non quello che accade al sottoscritto quando riapre gli occhi appena sveglio al mattino. Con il tipico atteggiamento che adottano i felini quando avvistano una preda, del tutto simile a quello del nostro gatto di casa, dimensioni a parte, è scesa velocemente e si dirige verso i facoceri. Siamo in un tratto di savana con erba piuttosto bassa, a bordo del fuoristrada siamo tutti eccitati per la possibile scena di caccia, ma ci sembra che, data la distanza tra le due leonesse ed i facoceri, ed il campo così aperto, difficilmente la cosa potrà andare a buon fine. Siamo piazzati bene, la macchina di traverso rispetto a dove presumibilmente si svolgerà la scena consente a tutti gli occupanti di piazzare il proprio teleobiettivo sul sacchetto di fagioli (nel corso di questo safari ne abbiamo utilizzati, per fare dieci sacchetti, circa mezzo quintale, che come sempre a fine viaggio regaleremo al campo, dove non andranno sprecati ma finiranno, giustamente, in pentola).
Naturalmente, ora che la leonessa è partita, dovremo giocarcela da dove ci troviamo; siamo maledettamente distanti, ma non possiamo assolutamente muoverci per non interferire in alcun modo con il corso della natura: che vinca la leonessa o che vincano i facoceri, noi dobbiamo rimanere fermi, immobili spettatori col cuore in gola e il dito pronto ad esplodere sul pulsante di scatto . Rapido controllo: 500 mm a tutta apertura, l’esposimetro a priorità dei diaframmi segnala 1/2000”, il selettore di raffica è sulla H di High, il che significa, con la Mark III, la stratosferica velocità di 10 ftg/sec. , sarà quasi come girare un film. Tutto è pronto per catturare l’azione, ma come andrà a finire ancora non lo possiamo sapere. Una delle due leonesse se ne sta in disparte, l’altra, quella che sembrava la più dormigliona, guadagna metro dopo metro, avanzando acquattata nella savana, senza che i facoceri se ne accorgessero è arrivata ad una cinquantina di metri, quaranta, trenta, ecco ora parte l’attacco! La famigliola di facoceri schizza via in una disperata corsa per la vita, ma la leonessa, con mia sorpresa, ignora completamente gli adulti, che credevo essere il vero obiettivo della caccia, e punta dritto su uno dei piccoli, che corre alla disperata ma nulla può contro una macchina di morte così perfetta. Pochi istanti, un breve inseguimento dall’esito già scritto e tutto è finito, il piccolo facocerino, quello che pochi attimi fa avevo fotografato in lontananza intento a prendere il latte dalla madre, penzola ora senza vita dalle terribili fauci della leonessa. Ora che la caccia è finita possiamo rapidamente avvicinarci senza intralciare, il fuoristrada sobbalza nella sua folle corsa verso la leonessa, sappiamo di avere solo pochi istanti di buono, infatti arriviamo giusto mentre sta cercando un posto per accovacciarsi al riparo dell’erba alta e iniziare a divorare la sua preda, pochi attimi per scattare la foto che vedete, poi scompare seminascosta tra le erbe della savana, ed è tutto finito.
Nella mia mente, nel mio cuore, due sentimenti si contrastano: da una parte, sono dispiaciuto per la fine del piccolo, dall’altra penso che anche la leonessa se non riuscisse mai a cacciare sarebbe destinata a morire, poi ancora, egoisticamente, penso agli scatti che la situazione mi ha consentito di fare. Certo, non sarà l’abbattimento di un bufalo da parte di un nutrito branco di leonesse, una di quella scene che ti consentono scatti impressionanti, è solo lo “spuntino” mattutino di una leonessa golosa, ma è comunque una scena di caccia, una di quelle che tutti, in partenza per un safari in Africa, firmerebbero volentieri.
La cosa certa è che noi non abbiamo minimamente interferito nello svolgersi degli eventi, ma siamo semplicemente stati spettatori discreti e documentatori di ciò che ogni giorno accade nelle sconfinate savane del continente nero. Lo dicevamo non molto tempo fa: “che tu sia leone o gazzella l’importante è che cominci a correre”. Stavolta ha corso più forte il leone, ma non sempre è così.
© Guido Bissattini - 2007 |
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