English contact
info@impronteviaggi.com  |  tel. +39 0584 630817  |  fax +39 0584 1712003
Impronte Wilderness Safari
   
Classic Safari
 
Wilderness Safari
 
Photo Tour ™
 
Safari Conservancy
 
AFRICA ACCESSIBILE
 
eawls
EAWLS MEMBER
 
Info Malaria
Attraverso l'Obbiettivo
di Guido Bissattini
pixel
 
leopardo Leopardo Last Minute
gli assenti hanno sempre torto
 
E’ il mio penultimo giorno a Masai Mara, domani sera un aereo ci riporterà a casa da Nairobi, e il nostro safari in Kenya sarà solamente un ricordo indelebile e sempre presente nella vita del “dopo”, quando si torna a quella che chiamano civiltà e si devono fare i conti con il mal d’Africa, che vi garantisco esiste. Ma quando pensavo che tutto fosse finito ... ecco il leopardo last minute...
Seduti tutti in cerchio davanti al fuoco acceso come ogni sera al centro del campo tendato, stiamo combinando l’orario di partenza per l’indomani. Il trasferimento in fuoristrada sarà lungo, dovremo ripercorrere le strade sterrate all’interno del parco fino ad uscirne, poi risalire fino a costeggiare la Rift Valley e giungere a Nairobi, dove i più vorrebbero ancora avere un paio d’ore per fare shopping. Con queste prospettive, si stabilisce che non si può lasciare il campo oltre le nove del mattino, quindi tempo per un ultimo “game drive” (safari in Land Rover) ne rimane poco. Alcuni, stanchi dalle levatacce quotidiane prima dell’alba, preferiscono dormire fino all’ultimo e terminare di fare la valigia con più calma, ma io non posso sacrificare l’ultima chance di scattare “la” foto e perdere il mio tempo sotto le coperte, avrò una lunga notte d’aereo per dormire.
La sera prima, quasi a buio, stavamo rientrando al campo quando ci avevano avvisato via radio della presenza di un leopardo, ma mentre dirigevamo verso il luogo indicato l’unico violento temporale in due settimane ci aveva improvvisamnete impedito di proseguire, ed avevamo fatto rientro al campo convinti di aver perso l’ultima chance di avvistare lo splendido felino maculato.
Così l’indomani eccoci pronti: sono le sei e un quarto - è ancora buio – quando il piccolo gruppetto di irriducibili prende posto sulla Land Rover per l’ultimo safari. Le consegne sono ferree: alle otto precise bisogna essere di ritorno, colazione e alle nove si parte! Il fuoristrada avanza nella savana nella luce incerta del primo mattino, a quell’ora fa ancora freddo, e ce ne stiamo affondati nei sedili della Land Rover aperta per prendere meno aria possibile. Una iena ci attraversa la strada con nelle fauci una zampa a penzoloni di chissà quale preda, dall’altra parte un gruppetto di zebre sotto un’acacia sembra si sia messo in posa, con tanto di luna sullo sfondo, ma non abbiamo tempo da perdere, il nostro obiettivo è raggiungere al più presto la zona di alberi dove la sera prima hanno avvistato il leopardo e giocarci la nostra ultima chance, il resto non ci interessa. Il nostro driver è molto preparato, percorre le piste attorno al boschetto a bassa velocità e con lo sguardo pronto a cogliere il minimo indizio di presenza, ma i minuti passano, e benchè la luce stia velocemente salendo, il sole è ancora sotto l’orizzonte. Ho regolato la mia fotocamera su 400 iso, obiettivo a tutta apertura f4 e selettore su priorità dei tempi per avere comunque il tempo di otturazione più breve consentito, casomai dovessi trovarmi a scattare una foto al volo.
Per la prima volta in due settimane guardo di continuo nervosamente l’orologio, in un luogo dove normalmente l’ultima cosa che ti rimane è la nozione del tempo, dipendere di nuovo dagli orari è un incubo di urbana memoria. Intanto il sole è uscito e sta cominciando a scaldare l’aria ma soprattutto i colori della savana, passiamo per la seconda volta sotto un grande albero, e la Land Rover stavolta si blocca di colpo. Nel folto del fogliame, su di un ramo piuttosto in alto, uno splendido leopardo sta consumando la sua colazione, una malcapitata gazzella che è rimasta vittima dei suoi artigli. Incurante della nostra presenza, peraltro molto discreta visto che siamo fortunatamente in pochi, sta sgranocchiando il suo pasto, e nel silenzio assoluto della savana possiamo udire distintamente il rumore delle ossa che si spezzano sotto i suoi denti, in modo anche un po’ penoso pensando alla povera gazzella. Istintivamente guardo l’orologio, sono le 7 e 7 minuti, e per tornare al campo da qui occorrono altri venti minuti. In pratica, abbiamo finalmente trovato il nostro leopardo, ma ci resta una mezz’ora in tutto per fare uno scatto degno di tanto soggetto. E dire che, nelle due settimane, di foto ne ho già scattate a migliaia, molte davvero belle a soggetti interessanti: ho il ghepardo, i leoni coi piccoli che giocano, ippopotami a fauci spalancate che sbadigliano, a casa con qualcosa di buono torno già di sicuro , ma adesso tutto questo non conta niente, adesso siamo di fronte al leopardo!
I minuti passano, con il 500 mm “affondato” nel solito sacchetto di fagioli appoggiato al tetto della Land Rover scatto una foto dietro l’altra, ma il grosso felino è in ombra, e le foto non mi soddisfano. Ancora altri minuti se ne vanno, quando all’improvviso il soggetto smette di mangiare, si alza e si stiracchia sul grande ramo dove staziona e si porta per qualche istante in una finestra di sole. E’ il momento che attendevo, adesso finalmente è allo scoperto, anche se ancora in penombra la luce è praticamente frontale con il sole ancora molto basso all’orizzonte e inizio a scattare. Se voglio una foto perfetta devo attendere l’attimo in cui un raggio di sole colpisce gli occhi del felino, (punto dove, tra l’altro, dovrò mettere a fuoco vista la ridotta profondità di campo del tele a tutta apertura) altrimenti metà dell’efficacia dello scatto se ne va, ma lui è intento a farsi la sua toilette mattutina, e la testa non sta ferma un attimo. A 250 ISO, ho un tempo di otturazione di appena 1/200 di secondo alla massima apertura di f4, non c’è molto da scherzare. Per fortuna, per evitare che l’esposimetro si lasci ingannare dalle zone d’ombra, e per non “pelare” le alte luci, sto sottoesponendo in manuale di uno stop, altrimenti il tempo di otturazione sarebbe ancora peggio, nell’ordine del centesimo di secondo, esattamente il doppio. Ecco, ora sta uscendo dall’ombra…mi sembra perfetto…dài su, ecco, così…e sta’ un po’ fermo maledizione! Ok, è il momento! So che in quella posizione non resterà a lungo, infatti riesco a fare altri 5 scatti in rapida successione, poi si mette nuovamente all’ombra nel folto del fogliame, fine della festa. Guardo meccanicamente l’orologio, sono le 7 e 22, come mi confermano nel display della macchina i dati di ripresa. Per l’appunto, a monitor mi sembra che qualcosa di buono ci sia, ma al “controllo qualità” mancano ancora i 12 pollici dello schermo del Mac che ho in tenda, e i più severi 19 pollici del Lacie sulla scrivania del mio studio, quello calibrato che fa testo una volta a casa. Lo spettacolo è finito, restiamo ancora sotto l’albero fino all’ultimo minuto, poi a rotta di collo (buche permettendo) torniamo al campo puntuali per fare colazione coi “dormiglioni”.
Ancora una volta, penso, la fortuna è stata dalla mia parte. Poi, però, penso anche a come sono partito per venire qui in Africa, appena quattro giorni dopo che ero tornato a casa dopo un mese di Olimpiadi senza quasi il tempo di organizzarmi una valigia, penso ai miei compagni di viaggio che hanno preferito dormire un paio d’ore in più , e si sono persi questa fantastica emozione, allora mi dico che non è più solo fortuna, che forse un po’ me lo merito anche, e ancora una volta mentalmente penso di avere ragione quando sostengo che “gli assenti hanno sempre torto”.
RUBRICA
dall'Africa e sull'Africa
di Serenella Bicicchi
pixel
pixel
pixel
Attraverso l'Obbiettivo
di Guido Bissattini
pixel
pixel
pixel
pixel
in Diretta dal Kenya
di Paolo Torchio
e Magalì Manconi
pixel
pixel
pixel
pixel
 
rubrica
rubrica
rubrica
 
P.Iva 02191750468