|
| Attraverso l'Obbiettivo |
| di Guido Bissattini |
 |
| |
 |
Leopardo
Last Minute |
| gli assenti
hanno sempre torto |
| |
| E’
il mio penultimo giorno a Masai Mara, domani sera un aereo ci
riporterà a casa da Nairobi, e il nostro safari in Kenya
sarà solamente un ricordo indelebile e sempre presente
nella vita del “dopo”, quando si torna a quella che
chiamano civiltà e si devono fare i conti con il mal d’Africa,
che vi garantisco esiste. Ma quando pensavo che tutto fosse finito
... ecco il leopardo last minute... |
Seduti tutti in cerchio
davanti al fuoco acceso come ogni sera al centro del campo
tendato, stiamo combinando l’orario di partenza per
l’indomani. Il trasferimento in fuoristrada sarà
lungo, dovremo ripercorrere le strade sterrate all’interno
del parco fino ad uscirne, poi risalire fino a costeggiare
la Rift Valley e giungere a Nairobi, dove i più vorrebbero
ancora avere un paio d’ore per fare shopping. Con queste
prospettive, si stabilisce che non si può lasciare
il campo oltre le nove del mattino, quindi tempo per un ultimo
“game drive” (safari in Land Rover) ne rimane
poco. Alcuni, stanchi dalle levatacce quotidiane prima dell’alba,
preferiscono dormire fino all’ultimo e terminare di
fare la valigia con più calma, ma io non posso sacrificare
l’ultima chance di scattare “la” foto e
perdere il mio tempo sotto le coperte, avrò una lunga
notte d’aereo per dormire.
La sera prima, quasi a buio, stavamo rientrando al campo quando
ci avevano avvisato via radio della presenza di un leopardo,
ma mentre dirigevamo verso il luogo indicato l’unico
violento temporale in due settimane ci aveva improvvisamnete
impedito di proseguire, ed avevamo fatto rientro al campo
convinti di aver perso l’ultima chance di avvistare
lo splendido felino maculato.
Così l’indomani eccoci pronti: sono le sei e
un quarto - è ancora buio – quando il piccolo
gruppetto di irriducibili prende posto sulla Land Rover per
l’ultimo safari. Le consegne sono ferree: alle otto
precise bisogna essere di ritorno, colazione e alle nove si
parte! Il fuoristrada avanza nella savana nella luce incerta
del primo mattino, a quell’ora fa ancora freddo, e ce
ne stiamo affondati nei sedili della Land Rover aperta per
prendere meno aria possibile. Una iena ci attraversa la strada
con nelle fauci una zampa a penzoloni di chissà quale
preda, dall’altra parte un gruppetto di zebre sotto
un’acacia sembra si sia messo in posa, con tanto di
luna sullo sfondo, ma non abbiamo tempo da perdere, il nostro
obiettivo è raggiungere al più presto la zona
di alberi dove la sera prima hanno avvistato il leopardo e
giocarci la nostra ultima chance, il resto non ci interessa.
Il nostro driver è molto preparato, percorre le piste
attorno al boschetto a bassa velocità e con lo sguardo
pronto a cogliere il minimo indizio di presenza, ma i minuti
passano, e benchè la luce stia velocemente salendo,
il sole è ancora sotto l’orizzonte. Ho regolato
la mia fotocamera su 400 iso, obiettivo a tutta apertura f4
e selettore su priorità dei tempi per avere comunque
il tempo di otturazione più breve consentito, casomai
dovessi trovarmi a scattare una foto al volo.
Per la prima volta in due settimane guardo di continuo nervosamente
l’orologio, in un luogo dove normalmente l’ultima
cosa che ti rimane è la nozione del tempo, dipendere
di nuovo dagli orari è un incubo di urbana memoria.
Intanto il sole è uscito e sta cominciando a scaldare
l’aria ma soprattutto i colori della savana, passiamo
per la seconda volta sotto un grande albero, e la Land Rover
stavolta si blocca di colpo. Nel folto del fogliame, su di
un ramo piuttosto in alto, uno splendido leopardo sta consumando
la sua colazione, una malcapitata gazzella che è rimasta
vittima dei suoi artigli. Incurante della nostra presenza,
peraltro molto discreta visto che siamo fortunatamente in
pochi, sta sgranocchiando il suo pasto, e nel silenzio assoluto
della savana possiamo udire distintamente il rumore delle
ossa che si spezzano sotto i suoi denti, in modo anche un
po’ penoso pensando alla povera gazzella. Istintivamente
guardo l’orologio, sono le 7 e 7 minuti, e per tornare
al campo da qui occorrono altri venti minuti. In pratica,
abbiamo finalmente trovato il nostro leopardo, ma ci resta
una mezz’ora in tutto per fare uno scatto degno di tanto
soggetto. E dire che, nelle due settimane, di foto ne ho già
scattate a migliaia, molte davvero belle a soggetti interessanti:
ho il ghepardo, i leoni coi piccoli che giocano, ippopotami
a fauci spalancate che sbadigliano, a casa con qualcosa di
buono torno già di sicuro , ma adesso tutto questo
non conta niente, adesso siamo di fronte al leopardo!
I minuti passano, con il 500 mm “affondato” nel
solito sacchetto di fagioli appoggiato al tetto della Land
Rover scatto una foto dietro l’altra, ma il grosso felino
è in ombra, e le foto non mi soddisfano. Ancora altri
minuti se ne vanno, quando all’improvviso il soggetto
smette di mangiare, si alza e si stiracchia sul grande ramo
dove staziona e si porta per qualche istante in una finestra
di sole. E’ il momento che attendevo, adesso finalmente
è allo scoperto, anche se ancora in penombra la luce
è praticamente frontale con il sole ancora molto basso
all’orizzonte e inizio a scattare. Se voglio una foto
perfetta devo attendere l’attimo in cui un raggio di
sole colpisce gli occhi del felino, (punto dove, tra l’altro,
dovrò mettere a fuoco vista la ridotta profondità
di campo del tele a tutta apertura) altrimenti metà
dell’efficacia dello scatto se ne va, ma lui è
intento a farsi la sua toilette mattutina, e la testa non
sta ferma un attimo. A 250 ISO, ho un tempo di otturazione
di appena 1/200 di secondo alla massima apertura di f4, non
c’è molto da scherzare. Per fortuna, per evitare
che l’esposimetro si lasci ingannare dalle zone d’ombra,
e per non “pelare” le alte luci, sto sottoesponendo
in manuale di uno stop, altrimenti il tempo di otturazione
sarebbe ancora peggio, nell’ordine del centesimo di
secondo, esattamente il doppio. Ecco, ora sta uscendo dall’ombra…mi
sembra perfetto…dài su, ecco, così…e
sta’ un po’ fermo maledizione! Ok, è il
momento! So che in quella posizione non resterà a lungo,
infatti riesco a fare altri 5 scatti in rapida successione,
poi si mette nuovamente all’ombra nel folto del fogliame,
fine della festa. Guardo meccanicamente l’orologio,
sono le 7 e 22, come mi confermano nel display della macchina
i dati di ripresa. Per l’appunto, a monitor mi sembra
che qualcosa di buono ci sia, ma al “controllo qualità”
mancano ancora i 12 pollici dello schermo del Mac che ho in
tenda, e i più severi 19 pollici del Lacie sulla scrivania
del mio studio, quello calibrato che fa testo una volta a
casa. Lo spettacolo è finito, restiamo ancora sotto
l’albero fino all’ultimo minuto, poi a rotta di
collo (buche permettendo) torniamo al campo puntuali per fare
colazione coi “dormiglioni”.
Ancora una volta, penso, la fortuna è stata dalla mia
parte. Poi, però, penso anche a come sono partito per
venire qui in Africa, appena quattro giorni dopo che ero tornato
a casa dopo un mese di Olimpiadi senza quasi il tempo di organizzarmi
una valigia, penso ai miei compagni di viaggio che hanno preferito
dormire un paio d’ore in più , e si sono persi
questa fantastica emozione, allora mi dico che non è
più solo fortuna, che forse un po’ me lo merito
anche, e ancora una volta mentalmente penso di avere ragione
quando sostengo che “gli assenti hanno sempre torto”. |
|
|
|