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RUBRICA
dall'Africa e sull'Africa
di Serenella Bicicchi
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Attraverso l'Obbiettivo
di Guido Bissattini
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in Diretta dal Kenya
di Paolo Torchio
e Magalì Manconi
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dall'Africa e sull'Africa
di Serenella Bicicchi
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elefante HOW MANY IS TOO MANY?
Ma quanto è troppi?
 
In Sud Africa si sta parlando di abbattere 5000 elefanti “in esubero” nel parco Kruger per proteggere i boschi attaccati dai pachidermi.
Il problema ricorre spesso con gli elefanti che, da un po’ di anni essendo tutelati, quindi protetti dalle decimazioni dei bracconieri, si sono riprodotti in gran numero impoverendo le risorse alimentari ed idriche a loro disposizione. L’unica soluzione sembra ucciderli, tanto, morirebbero comunque di fame e sete (dicono gli esperti), o sconfinerebbero rovinando i raccolti agricoli facendo morire di fame i contadini.
Ma quanti elefanti può sostenere una determinata zona?
Lo stato attuale delle conoscenze suggerisce che questo dibattito perenne che tende a dominare la strategia di conservazione dell'elefante, specialmente in Sud Africa, è in qualche modo irrilevante, la vera risposta è: dipende.
Il vero e più complesso dibattito dovrebbe piuttosto essere sulle concessioni di spazio, acqua e cibo relative alle popolazioni di elefanti.Gli elefanti sono una specie altamente interattiva e, per loro natura, mutano l’ambiente al loro passaggio trasformando i boschi in praterie.
Ma questo non è il problema, anzi la continua trasformazione dei paesaggi è desiderabile. Però, nelle aree protette “recintate”, come il parco kruger, gli elefanti non possono uscire e trasformare i paesaggi come farebbero in ambienti aperti, permettendo al terreno e alla vegetazione di riprodursi.
La maggior parte degli elefanti africani vive in savane che cambiano continuamente.
Le praterie possono prevalere in alcuni posti e per alcuni periodi, mentre in altri periodi e posti possono prevalere i boschi.
Gli ecologisti spiegano da sempre che precipitazioni, fuoco ed erbivori conducono i mutamenti delle savane e questo influisce sul numero degli elefanti che risponde a tali cambiamenti. Il numero degli elefanti, quindi, raramente rimane costante a lungo nello stesso spazio, aumentano o diminuiscono più volte in un periodo.
Come risultato, la densità degli elefanti (il numero di elefanti per unità di superficie) si modifica molto attraverso le praterie, il valore può essere basso (0,1 elefanti per kmq) come alto (3,0 elefanti per kmq).
Siccome il numero di elefanti aumenta ed essi iniziano ad impoverire le risorse di cibo e acqua, le nascite possono diminuire fino ad annullarsi. Recenti studi supportano l’idea che le nascite possono diminuire con l’aumento della densità. Tali cambiamenti di riproduzione, probabilmente in risposta alla scarsità di cibo che può prevalere nei periodi di siccità, impone un limite naturale al numero di elementi.
Quando il cibo è meno facilmente disponibile, l’impatto degli elefanti sul territorio può essere enorme (smisurato), in alcune zone, però, gli elefanti distruggono le piante anche quando le densità sono basse, proprio perché è nella loro natura.
Forse è proprio questo il caso del Kruger National Park, dove ci sono soltanto circa 0,6 elefanti per kmq.?
L’impatto a basse densità non è inusuale, specialmente quando le recinzioni costringono gli elefanti. In Etosha National Park, in Namibia, dove la densità degli elefanti è di circa 0,1 per kmq, l’impatto è soprattutto concentrato intorno alle pozze d’acqua.
Simile è la situazione nel Tembe Elephant Park in Sud Africa, dove la densità è sempre di 0,6 elefanti per kmq, e dove almeno cinque delle specie di alberi mangiati dagli elefanti stanno declinando.
Al contrario, i ricercatori che lavorano nel Chobe National Park in Botswana, dove la densità di elefanti è molto alta, recentemente hanno concluso che là non ci sono ragioni ecologiche per alterare artificialmente il numero degli elefanti.
Quindi ne consegue che l’effetto non è direttamente collegato al numero ed è sconsigliabile giudicare che il numero degli elefanti è troppo alto basandosi sul loro effetto sul territorio circostante.
Negli ultimi 40 anni 230 studi scientifici sono stati condotti sull’impatto degli elefanti su piante ed altre specie, almeno la metà di questi ha concluso che gli elefanti hanno nociuto ad altre specie, il resto ha segnalato o gli effetti neutri o persino positivi degli elefanti.
In ogni caso, non c’è motivo per rifiutare la conclusione evidente che gli elefanti alterano la vegetazione e l'habitat dato che è implicito nella loro natura, e pertanto è quanto ci aspettiamo da loro, sono grandi e necessitano di abbondante materiale vegetale per sopravvivere.
Inoltre non dimentichiamo che senza elefanti ci sarebbe lo stesso un cambiamento nelle specie e nel loro habitat, pertanto sia la loro presenza sia la loro assenza cambiano l’ambiente.
La domanda alla quale dobbiamo dare una risposta è: quanti elefanti sarebbero il giusto numero?
La morale ecologica afferma che il numero dovrebbe oscillare. In una situazione ideale, la regolazione del numero non dovrebbe soltanto essere il risultato della differenza fra nascite e morti, ma anche la differenza fra immigrazione ed emigrazione.
Questa nozione è stata a lungo trascurata dalla maggior parte degli approcci tradizionali di conservazione ambientale che inducono a fissare un numero specifico di elementi.
In sostanza, quando diciamo “troppi” non stiamo affrontando il numero di elefanti, bensì il loro effetto. Si, il numero influenza l’effetto, ma più importante è il modo in cui gli elefanti usano lo spazio e le conseguenze che questo ha per l’amministrazione.
Trattare degli elefanti nell’isolamento delle implicazioni che lo spazio e le risorse hanno per loro non ha nessun senso.

 


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