ELEFANTI IN TRASFERTA
scritto il 19-12-2011 da Paolo Torchio e Magalì Manconi
Pioggia e fango bloccano la seconda fase del più grande trasferimento di elefanti della storia.
Niente da fare purtroppo per la squadra speciale di cattura e trasferimento del Kenya Wildlife Service, che dopo aver a lungo lottato contro le avverse condizioni meteorologiche , ed aver comunque trasferito con successo ben 75 elefanti, ha dovuto arrendersi al fango e rimandare il completamento delle operazioni al termine della stagione delle “piccole piogge”.
Le inaspettate torrenziali piogge monsoniche hanno infatti reso impraticabile la foresta pluviale delle Shimba Hills , habitat ideale per centinaia di elefanti che ne popolano le alture , rendendo ancora più pericoloso, per uomini ed animali, un lavoro di per sé già ad altissimo rischio.
L’obiettivo della Fase 2 era il trasferimento dei rimanenti 250 capi (dei 400 totali previsti), dal santuario costiero di Mwaluganje, vicino a Mombasa, al Parco Nazionale Tsavo, in una località poco abitata circa 350 chilometri più a Nord.
La fase 1, felicemente completata nell’ottobre dell’anno scorso, con il trasferimento di 150 elefanti, ha utilizzato efficacemente nuove tecnologie mai sperimentate precedentemente in Kenya, rendendo possibile per la prima volta una forma di “lavoro a catena” che, utilizzando gru mobili, e veloci mezzi di trasporto, ha mantenuto un’elevatissima media giornaliera di trasferimenti.
Lo scopo di questo titanico e difficile lavoro è di sfoltire la sovrabbondante popolazione di pachidermi nelle aree densamente abitate, riducendo così l’inevitabile conflitto tra uomo e animali che sempre di più affligge il continente africano. Il costosissimo progetto può essere considerato una coraggiosa alternativa al tradizionale sistema di sfoltimento tramite “pallottola”, sicuramente più economico, ma difficilmente conciliabile con un moderno spirito di conservazione.
Ora si attende il ritorno del bel tempo per concludere l’operazione di trasferimento, che verrà immediatamente seguita da un’accurata azione di controllo delle nascite , tramite tecniche anticoncezionali già sperimentate in Sudafrica, con lo scopo di mantenere a livelli gestibili la crescita della popolazione di elefanti del santuario, e con la speranza di instaurare così una tregua duratura tra uomini ed animali.
